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Abbiamo già analizzato l’importanza del cambio di visione strategica che passa dal perseguimento della notorietà del marchio alla ricerca di una reputazione positiva (clicca qui).
È indubbio che la reputazione aziendale passa anche dalla rete. Anzi è proprio la rete che può influenzare la percezione che il pubblico ha di un’impresa grazie a un’informazione meno controllabile e di più ampia portata.
L’incidenza di internet su questo versante è testimoniata dalla “strategia” adottata in queste settimane da BP.
La reputazione dell’azienda petrolifera sicuramente non è al top, per usare un eufemismo, dopo il disastro ambientale nel Golfo del Messico.
E ovviamente la rete ha ripreso e amplificato questo fatto.
La portata dei nuovi media sta proprio qui: la possibilità per tutti di esporre un proprio punto di vista e di accedere in modo ampio e selettivo al più vasto archivio informativo demandando alla singola persona il giudizio sulla veridicità e affidabilità dei dati recuperati da siti, portali e blog.
Per “parare” il colpo, ovvero rendere più difficile l’accesso a informazioni potenzialmente compromettenti, la BP ha acquistato un altissimo numero di link sponsorizzati nei principali motori di ricerca (google, yahoo, bing).
Così facendo il navigatore che cerca in rete delle informazioni sul disastro (e che per fare questo passa necessariamente dai motori di ricerca) trova ai primi posti dei link che riportano al sito della società petrolifera e nello specifico a delle pagine che evidenziano quanto la stessa si stia “prodigando” per riparare il danno.
L’operazione è costosa. Si calcola che, oltre alla fuoriuscita del petrolio, fuoriescano dalle casse della società oltre 10.000 dollari al giorno per mantenere questi posizionamenti.
Ovviamente le reazioni sono state diverse.
La società inglese ha giustificato l’operazione con la volontà di rendere facilmente accessibili le informazioni sul disastro. La rete (che su queste cose reagisce sempre in modo scettico e molto selettivo) ha risposto che certamente l’azienda vuole diffondere le informazioni, peccato che siano le “sue” informazioni.
Il fatto che la BP spenda una cifra così alta fa capire l’influenza della rete sulla reputazione aziendale.
L’errore sta però nel fatto che la reputazione in rete (e non solo) non si compra ma si guadagna.
E per questo ci vuole tempo, coerenza e trasparenza.

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