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Quante volte vi siete trovati a cliccare “mi piace” su una notizia triste o negativa?
Una situazione strana: voler testimoniare la propria sensibilità verso una certa tematica delicata ma allo stesso tempo dichiarare questa vicinanza cliccando su un tasto che in realtà esprime un sentimento contrario.
“Ci vorrebbe il tasto non mi piace” è il pensiero che abbiamo fatto molte volte.

E così,  dopo la più volte dichiarata perplessità da Facebook verso questa ipotesi, qualcosa sta cambiando.
I numeri, in fin dei conti, parlano chiaro: quasi 3 miliardi (!!!) di like e commenti giornalieri che potrebbero quasi raddoppiare con l’introduzione del tasto “dislike” (o “hate”).

Tutti i dubbi non sono però fugati.
Mentre il tasto “dislike” può avere sicuramente senso quando dobbiamo “accodarci” a un commento non positivo (facciamo un esempio: a un post che comunica la morte di un personaggio famoso sicuramente sarebbe più consono rispondere con tasto “non mi piace” e non con quello “mi piace”) questo può generare quasi una contraddizione in termini quando bisogna esprimere un giudizio negativo su una persona o su un commento positivo.
I puristi del social network lamentano che così facendo si introducano i sentimenti negativi, per loro natura contrari alla logica social.
Per esprimere negatività infatti bisogna prima essere collegati dall’amicizia, ergo prima divento amico per poi diventare “nemico”… una situazione decisamente complicata.
C’è chi sostiene, però, che l’apertura alla social dissonance possa stimolare ulteriormente il dibattito migliorando anche la profilazione dei soggetti (cosa che in ottica adv non è da sottovalutare).

Vedremo quali saranno le evoluzioni.
Dal nostro punto di vista poter esprimere disaccordo non può che potenziare la portata comunicativa e relazionale del media, rendendolo più completo e rispondente a quanto gli utenti desiderano effettivamente esprimere.

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